Lies of P e la polemica sulle difficoltà nel DLC Overture. Un attacco alla “sacralità” dei Souls?
Lies of P si è rapidamente affermato come uno dei Souls-like di maggior successo degli ultimi anni, catturando l’attenzione di critica e pubblico con la sua affascinante estetica steampunk, ispirata alla fiaba di Pinocchio, e un gameplay solido, che strizza l’occhio ai capisaldi del genere come Bloodborne (con l’arma secondaria) e Sekiro (con il parry).
Tuttavia, un recente annuncio riguardante il DLC in arrivo, “Lies of P: Overture”, ha scatenato un dibattito acceso e, a tratti, sterile, all’interno della community: l’introduzione di diverse opzioni di difficoltà.
Cosa Sta Accadendo?
Le critiche sull’annuncio del selettore di difficoltà su Lies of p
L’annuncio che il DLC di Lies of P offrirà un selettore di difficoltà, con la possibilità di scegliere tra diverse modalità (due più semplici e una, di fatto, corrispondente alla difficoltà “base” del gioco originale), ha generato una “pioggia di critiche”.
Il punto della contesa risiede nella percezione che i Souls-like debbano essere per loro natura difficili e punitivi, richiedendo pazienza, apprendimento e maestria per essere superati.
L’assenza di un selettore di difficoltà nel gioco base viene considerata da molti parte integrante dell’esperienza, un rito di passaggio che conferisce valore e soddisfazione al completamento del titolo.
L’introduzione di opzioni più facili, secondo questa corrente di pensiero, va quindi a “snaturare” l’identità stessa del gioco e del genere.
Ha Davvero Senso Lamentarsi della Difficoltà?
Come evidenziato nel video, questa non è la prima volta che si assiste a polemiche simili all’interno della community dei giochi “difficili”.
Il paragone con i dibattiti passati su titoli come Dark Souls è quasi automatico (ricordando che FromSoftware non ha mai introdotto selettori di difficoltà nei suoi titoli principali, la discussione su accessibilità e “purezza” del genere è un tema ricorrente).
L’idea che solo chi supera le sfide più ardue possa definirsi un “vero videogiocatore” o che la difficoltà sia l’unico metro di giudizio, appare per un Souls-like, a ben vedere, limitante.
Lies of P, come molti Souls-like, non è solo un’insieme di boss fight estenuanti e mappe labirintiche ma ha una narrativa intrigante, un mondo ricco di dettagli, un’estetica curatissima e un sistema di combattimento profondo che va oltre il semplice parry o la schivata.
Permettere a più persone di accedere a questi elementi, magari perché non hanno l’esperienza necessaria con il genere, o perché hanno limitazioni fisiche, o semplicemente perché preferiscono godersi la storia senza lo stress costante della sconfitta, non toglie nulla all’esperienza di chi cerca la massima sfida.
La difficoltà originale non scompare; diventa semplicemente una delle opzioni disponibili. Chi vuole l’esperienza “classica” del Souls-like la troverà nella modalità più ardua. Chi desidera approcciarsi alla narrazione o semplicemente divertirsi con un gameplay meno punitivo potrà farlo con le modalità più semplici.

Conclusioni su Lies of P: La Controversia sulla Difficoltà
Il “cambiamento nella modalità di gioco”, inteso come aggiunta di opzioni di difficoltà, non “fa” il videogioco né “snatura” la sua essenza. Un videogioco è un’esperienza composita fatta di storia, gameplay, arte, sonoro e molto altro.
In un’industria che si evolve e cerca costantemente di raggiungere nuovi pubblici, l’accessibilità è una risorsa, non una minaccia. Lies of P ha dimostrato di essere un titolo di qualità, e offrire più modi per viverlo è un passo positivo che non merita le critiche sterili di chi vede nella difficoltà un’esclusiva barriera d’ingresso.
E voi, cosa ne pensate? L’introduzione delle difficoltà snatura i Souls-like o li rende semplicemente più accessibili?
Vi aspetto nei commenti qui sotto, sul canale youtube whitefalco_official per altri video interessanti, e sul sito per altri articoli .
Grazie per averci seguito in Lies of P: La Controversia sulla Difficoltà



